Se lo Stato differisce, lo Stato garantisce. Sì condizionato dell’U.P.P.I. al DDL sfratti
L’U.P.P.I. esprime un giudizio favorevole, ma condizionato, sul disegno di legge in materia di
sfratti: un provvedimento che può rendere più semplici e rapide le procedure, ma che, da solo,
non è sufficiente a risolvere le criticità del mercato delle locazioni. È questa, in sintesi, la posizione
illustrata dall’U.P.P.I. nel corso dell’audizione sul ddl AS 1896 presso la Commissione Giustizia del
Senato. «Non dobbiamo farci troppe illusioni: la semplificazione delle procedure è necessaria, ma
occorre tutelare anche le persone più fragili, perché la casa è una questione sociale. Proprio per
questo, la responsabilità della tutela sociale deve essere assunta dalla collettività e non trasferita
sul singolo piccolo proprietario», ha dichiarato il presidente nazionale dell’U.P.P.I., Fabio Pucci.
Nel corso dell’audizione, l’U.P.P.I. ha avanzato alcune proposte migliorative, a partire
dall’introduzione di un indicatore nazionale dei tempi di rilascio, calcolato sulla base del numero
medio di giorni intercorrenti tra la formazione del titolo esecutivo e l’effettiva riconsegna
dell’immobile, utilizzando i dati rilevati dai tribunali.
La pubblicazione periodica di questo indicatore consentirebbe al Parlamento, al Ministero della
giustizia e agli operatori del settore di valutare concretamente l’efficacia della riforma e di
individuare le aree nelle quali permangono ritardi e inefficienze.
L’U.P.P.I. osserva, inoltre, che la parte più incisiva della riforma riguarda prevalentemente gli
sfratti per finita locazione, mentre circa il 75% delle richieste di esecuzione è riconducibile alla
morosità degli inquilini: un problema ancora più grave, sul quale è necessario intervenire con
strumenti specifici. A ciò si aggiungono le difficoltà operative degli uffici UNEP, competenti per
notifiche ed esecuzioni, i cui costi devono comunque essere anticipati dal proprietario, anche
quando questi non percepisce da mesi il canone di locazione.
Particolare attenzione deve essere riservata agli inquilini in condizioni di disagio. Secondo
l’U.P.P.I., la semplice segnalazione ai servizi sociali prevista dal disegno di legge dovrebbe
trasformarsi in una vera e propria presa in carico, con termini certi e responsabilità chiaramente
individuate. Il servizio sociale competente dovrebbe verificare tempestivamente la situazione
segnalata e, quando ne ricorrano i presupposti, attivare concretamente gli strumenti di sostegno
disponibili. Il semplice differimento dello sfratto, infatti, rischia soltanto di rinviare la soluzione di
problemi reali, aggravando nel frattempo la posizione economica del proprietario. Da qui il
principio sostenuto dall’U.P.P.I.: se lo Stato differisce l’esecuzione dello sfratto per ragioni sociali,
lo Stato deve garantire economicamente il proprietario, assicurando il pagamento dei canoni e
degli oneri maturati durante il periodo di sospensione.
L’U.P.P.I. rilancia, infine, la necessità di politiche capaci di incentivare volontariamente la
reimmissione sul mercato della parte effettivamente utilizzabile del patrimonio abitativo non occupato,
stimato in circa 9,5 milioni di abitazioni. Tra le proposte vi è l’introduzione di una
“cedolare di reimmissione”, da riconoscere per un periodo determinato al proprietario che destini
alla locazione residenziale stabile un’abitazione precedentemente non locata, prevedendo
condizioni di particolare favore per la stipulazione di contratti a canone concordato.
Per l’U.P.P.I., la strada è chiara: garantire tempi certi, proteggere concretamente le persone fragili
e offrire maggiore sicurezza ai proprietari. Perché più sicurezza per chi affitta significa più case
disponibili per chi cerca casa.
Il Segretario Generale Il Presidente Nazionale
dr. Jean-Claude MOCHET avv. Fabio PUCCI








